Grazie a Ciccia e alla sua famiglia, Peter stava facendo un sacco di nuove amicizie. Ormai erano quasi arrivati in cima, dove si trovava il Rifugio Micheluzzi, a 1860 metri di altezza. Peter non poteva ancora immaginare la bellezza che lo avrebbe travolto una volta giunto lassù.
Mentre camminavano, Ciccia gli raccontava dei suoi antenati e dell'instancabile lavoro delle marmotte nel corso degli anni. Peter ascoltava rapito, confessando di non sapere nulla di quella storia; nessuno gli aveva mai raccontato quanto fosse prezioso il loro contributo.
"Vedi, Peter," spiegava Ciccia con un pizzico di orgoglio, "spesso gli uomini non capiscono il lavoro silenzioso che noi animali svolgiamo nella valle. Se questo posto rimane così splendido, è grazie all'impegno di tutti noi."
Camminavano piano, perché il passo di Ciccia non era dei più veloci, ma a Peter non importava: ogni passo era l'occasione per scoprire un nuovo segreto della montagna. A un certo punto, vedendo la sua famiglia rimasta un po' indietro, Ciccia lanciò un fischio acuto nell'aria tersa. La risposta non si fece attendere: un fischio immediato gli confermò che la sua amata moglie era lì vicino e lo invitava a stare tranquillo.
Finalmente, superata l'ultima curva, si aprì davanti a loro il piano del Micheluzzi. Era un paradiso. Prati di un verde smeraldo si estendevano a perdita d'occhio, punteggiati da mucche al pascolo e piccoli vitellini intenti a brucare l'erba fresca. Ma lo spettacolo più grande era in fondo: maestosi e solenni, si stagliavano contro il cielo i Denti di Terrarossa e il Molignon. Peter rimase senza fiato, grato per quella bellezza che ora sentiva anche un po' sua.
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